IFFS Newsletter. May 2025.

Indice

  1. Cineclube della FGV, 50 anni

  2. Sancho Panza 4

  3. Quota associativa IFFS 2025

  4. Premio del pubblico 2025 – 9° Babel Film Festival

  5. Partecipazione ispiratrice al Festival National du Film Éducatif di Fès, Marocco

  6. Giuria FICC al MelgacoDOC, 2025

1. Cineclube della FGV, 50 anni!

Nella frenesia del tempo contemporaneo, il tempo della riflessione può sembrare incongruente per alcuni, mentre altri continuano a insistere nel tempo della ponderazione. L’8 maggio 2025, persone ostinate di varie età si sono ritrovate per celebrare i 50 ANNI del Cineclube della FGV (Fundação Getúlio Vargas), nella capitale paulista, situato tra il tunnel 9 de Julho e Piazza 14 Bis, nei pressi del Museo d’Arte Moderna.

Ho detto: ci siamo ritrovati al cineclub. Il cineclub, luogo d’incontro, spazio per ritrovare amici, fare nuove amicizie, innamorarsi, un luogo per vedere, ascoltare, sentire o rivedere un film che prima non era stato possibile vedere, spazio di creazione, luogo in cui il film e i suoi personaggi conquistano una dimensione duratura nei cuori e nelle menti degli spettatori.

Nella prima metà degli anni ’80, in un’epoca ormai decadente, la dittatura cadeva a pezzi, ma “il poliziotto all’angolo” continuava a esercitare i suoi “poteri marci”. Tuttavia, grazie alla generazione cineclubista di allora, forgiata dalla ribellione delle strade – nelle manifestazioni per il diritto di sciopero degli operai, nella campagna per l’Amnistia Ampia, Generale e Irrestritta, contro il blocco salariale, per le Diretas Já – accadeva anche questo, racconta Luiz Alberto, detto Beto, membro del cineclub dell’epoca: quando il cineclub volle programmare una rassegna su Akira Kurosawa, il distributore si oppose dicendo che i film non potevano essere proiettati perché il certificato di censura era scaduto. (Durante la dittatura militare, il Certificato di Censura era un documento rilasciato dalla Divisione Censura delle Attività Ricreative che autorizzava o vietava la diffusione di film, libri, opere teatrali, canzoni, programmi radiofonici e televisivi, ecc.).

Dopo aver spiegato al rappresentante della distribuzione che, in quanto cineclub, potevano proiettare anche film in quelle condizioni, l’uomo gli suggerì di parlare con un fioraio. Così Beto si mise alla ricerca di fiori, passando da una bancarella all’altra, finché incontrò un vecchietto. Si cominciò parlando di fiori, che Beto conosceva poco, ma la conversazione si spostò presto sul cinema. E così, dopo aver attraversato corridoi e stanzini bui, Beto arrivò infine al deposito dove si trovavano le bobine.

Nota: se chiedi a Google quanto pesa un film in pellicola 35mm della durata di 1 ora e 40 minuti, ti dirà – tra le tante sciocchezze – che pesa tra i 10 e i 12 kg. Ma se guardi la serie di Marina Person sulla Mostra del Cinema di San Paolo, lei dice 25 kg. Concordo, da ex proiezionista e distributore di film. Tra l’altro, mi è piaciuta molto la serie di Marina, la consiglio.

All’epoca, il Cineclube della GV proiettava per quattro giorni consecutivi alla settimana, in un auditorium con oltre 500 posti, utilizzando proiettori da 35 e 16mm. Insieme al Cineclube Bixiga offriva agli amanti del cinema tra le migliori opzioni disponibili per chi apprezza il grande schermo. E già che parliamo della Mostra, il compianto Leon Cakoff proiettava anch’egli film in 25mm nell’auditorium del MASP, ma questa è un’altra storia. Torniamo al Cineclube della FGV. Il contributo di questi spazi alla cultura cinematografica della città fu così significativo che uno dei suoi fondatori, Luiz Gonzaga Assis de Luca, divenne presidente di una delle più grandi catene di cinema del mondo, la Cinépolis. Un altro nome di rilievo è quello di André Sturm, allora Segretario alla Cultura della città, fondatore del distributore Pandora e responsabile del Cine Belas Artes, una sala con una programmazione e uno spirito chiaramente cineclubista.

Tra le varie personalità intervenute all’evento, c’era il professor Eduardo Diniz, che ha rievocato con grande umorismo e vivacità le marachelle giovanili dei cineclubisti dell’epoca. Il professor Diniz, come è affettuosamente chiamato, ha frequentato e partecipato attivamente a diversi cineclub nella capitale e nell’interno. A impreziosire ulteriormente la serata, il professor Luiz Felipe de Alencastro, storico di grande rilievo e tra gli organizzatori del Cineclube, ha guidato il pubblico in un viaggio all’inizio del secolo scorso, raccontando l’effervescenza vissuta a Parigi con la nascita della Nouvelle Vague e l’arrivo del Cinema Novo brasiliano in quelle terre.

Racconti di memorie che si sono uniti al pubblico, arricchiti dalla proiezione del film scelto per questa data così luminosa: Sherlock Jr. (1924), diretto e interpretato da Buster Keaton. Uscito in Brasile in una collana DVD Video con il titolo Bancando o Águia.

È difficile riprodurre a memoria un dibattito cineclubista, soprattutto quando il pubblico è in gran parte giovane e si sente dire che Buster Keaton ha fatto una scena simile a quella di Francis Ford Coppola ne Il Padrino, o che ha copiato qualcosa da una serie moderna. Ma c’è sempre un “però”, come diceva Plínio Marcos. Fu una professoressa presente in sala (di cui purtroppo non ricordo il nome) a sottolineare la bellezza sottile dell’umorismo di Keaton, che per lei superava perfino Chaplin: un film raffinato nel linguaggio, sensibile nel trattare il tema, con un’estetica e una grazia da maestro.

Oggi, l’esistenza del Cineclube della GV è una trincea culturale che aggrega i giovani, spingendoli a rompere l’apatia delle università. È uno spazio di scambio, di ascolto del diverso, un luogo dove le differenze convivono in modo civile.

In questo percorso, il Cineclube della GV, oggi portato avanti da studenti, ha vissuto e attraversato grandi momenti della storia del Paese. Attualmente situato in un’aula dell’ottavo piano, il gruppo continua – anche solo per intuizione, spinta dal fare cineclub – a seguire la triade elaborata da André Bazin durante la resistenza al nazismo e nel dopoguerra, secondo cui un cineclub deve: programmare e presentare il film da proiettare, proiettarlo e dibatterlo dopo la visione.

È evidente che un cineclub che compie mezzo secolo di esistenza fa parte ed è accolto da questa comunità: sono parti inseparabili di un organismo vivo della società.

Diogo Gomes dos Santos
Maestro in Arti, Cineclubista, Regista, Curatore,
Produttore ed Imprenditore Culturale.

Alla velocità dei tempi contemporanei, il tempo per la riflessione sembra incongruente per alcuni, mentre altri persistono nel tempo della ponderazione.
L’8 maggio 2025, persone ostinate di diverse fasce d’età si sono incontrate per celebrare il 50° ANNIVERSARIO del Cineclube della FGV (Fundação Getúlio Vargas), nella capitale San Paolo, situato tra il tunnel 9 de Julho e Praça 14 Bis, sotto l’egida del Museo d’Arte Moderna.

Ho detto, ci siamo incontrati al cineclub: il cineclub, luogo d’incontro, spazio per ritrovare amici, fare nuove amicizie, innamorarsi, un posto dove vedere, ascoltare, sentire o rivedere un film che non si era riusciti a vedere prima, uno spazio di creazione, un luogo dove il film e i suoi personaggi acquistano permanenza nei cuori e nelle menti degli spettatori.

Dall’alto verso il basso e da sinistra a destra: Daniel Rocha, io (João Pedro Fernandes), Lucas Vasconcelos Silva, il professor Luiz Felipe de Alencastro, Leon Eliezer, Gabriela Melo, Beatriz Biasoto, Theo Fleider e Raquel Guimarães.

Nella prima metà degli anni ’80, la dittatura, ormai marcia, stava crollando, ma “il poliziotto d’angolo” esercitava ancora i suoi “poteri marci”. Tuttavia, grazie alla generazione cineclubista di allora – che portava con sé la ribellione delle strade, vissuta nelle manifestazioni per il diritto di sciopero degli operai, nella campagna per l’Amnistia Ampia, Generale e Irrestritta, contro il blocco dei salari, per le Elezioni Dirette Subito – e come forse ricorderete o saprete, Luiz Alberto, detto Beto, membro del cineclub all’epoca, disse più o meno così:
Perché il cineclub potesse programmare una rassegna di Akira Kurosawa, il distributore, nel suo rifiuto, affermò che i film non potevano essere proiettati perché il Certificato di Censura era scaduto.
(Il Certificato di Censura, durante la dittatura militare, era un documento emesso dalla Divisione di Censura degli Spettacoli Pubblici per autorizzare o proibire la pubblicazione, la proiezione o la circolazione di film, libri, spettacoli teatrali, musiche, programmi radiofonici e televisivi, ecc.).

Dopo aver spiegato al responsabile della distribuzione che faceva parte del cineclub e che quindi potevano proiettare i film anche in quelle condizioni, l’uomo gli suggerì di parlare con un fioraio.
Così Beto si mise alla ricerca dei fiori, e da un banco all’altro trovò un vecchietto. La conversazione sui fiori – che Beto conosceva poco – prese una piega inaspettata.
E come no, i fiori sono fiori, ma a un certo punto la chiacchierata passa dai fiori al cinema, e così, dopo aver attraversato corridoi e stanzette anguste, Beto arrivò finalmente al posto dove erano conservate le scatolette metalliche dei film.

NOTA: se chiedi a Google quanto pesa un film in 35mm da 1 ora e 40 minuti, ti risponderà, tra altre sciocchezze, che pesa tra i 10 e i 12 chili. Se invece guardi la serie di Marina Person sulla Mostra del Cinema di San Paolo, lei dirà 25 chili – e sono d’accordo, da ex proiezionista e distributore di film. A proposito, la serie di Marina mi è piaciuta molto, la consiglio vivamente.

All’epoca, il Cineclube della GV proiettava film per quattro giorni consecutivi alla settimana, in un auditorium con oltre 500 posti a sedere, con proiettori 35mm e 16mm.
Insieme al Cineclube Bixiga, offriva agli amanti del cinema le migliori opportunità per chi amava – e ama ancora – il grande schermo.
A proposito di Mostra: il compianto Leon Cakoff proiettava anche film in 25mm nell’auditorium del MASP, ma questa è un’altra storia. Torniamo al Cineclube della FGV.

Il fatto è che questi spazi hanno dato un contributo enorme alla cultura cinematografica della città, al punto che uno dei suoi fondatori, Luiz Gonzaga Assis de Luca, è arrivato a presiedere una delle più grandi catene di cinema del mondo, la Cinépolis.
Un altro nome importante è André Sturm, allora Segretario alla Cultura della città, fondatore della Pandora Distribuidora e responsabile del Cine Belas Artes, una sala con caratteristiche e attività spiccatamente cineclubiste.

Tra le personalità che hanno preso la parola, c’era anche il professore Eduardo Diniz, che ha ricordato con grande umorismo e vivacità le marachelle giovanili dei cineclubisti dell’epoca.
Il professore Diniz – come è affettuosamente chiamato – ha frequentato ed è stato attivo in vari cineclub della capitale e dell’interno.

Ha impreziosito la serata anche il professore Luiz Felipe de Alencastro, importante storico e uno degli organizzatori del cineclub, che ha accompagnato il pubblico all’inizio del secolo, quando a Parigi visse tutta l’effervescenza della nascita della Nouvelle Vague e raccontò come il Cinema Novo brasiliano venne accolto da quelle parti.

Storie di memorie, che si sono sommate a quelle del pubblico e si sono arricchite dopo la proiezione del film scelto per una data tanto luminosa: il team del cineclub ha programmato il film Sherlock Jr. (1924), diretto e interpretato da Buster Keaton.
Uscito in Brasile in una collezione in DVD Video, il film fu intitolato: “Bancando o Águia” (“Facendo l’Aquila”).

È difficile ricostruire a memoria un dibattito di una sessione cineclubista, soprattutto quando il pubblico è composto in gran parte da giovani, e sentire qualcuno dire che Buster Keaton ha fatto una scena simile a una di Francis Ford Coppola ne Il Padrino, o che ha ripreso una scena identica a quella di una certa serie contemporanea. Ma — come diceva sempre Plínio Marcosc’è sempre un però.

È toccato a una professoressa presente in sala (di cui ora non ricordiamo il nome) sottolineare la sottile bellezza dell’umorismo di Buster Keaton, che a suo parere superava persino quello di Chaplin. Ha descritto Sherlock Jr. come un film raffinato nel linguaggio cinematografico, sensibile nel trattamento del tema, realizzato con un’estetica e una delicatezza da vero maestro.

Oggi il Cineclube da GV rappresenta una trincea culturale, che riunisce giovani desiderosi di rompere con il marasmo della vita universitaria. È uno spazio di scambio, di ascolto del diverso, un luogo di convivenza civile tra le differenze.

2. Sancho Panza 4


3. Quota associativa IFFS 2025

Vi ricordiamo che per il pagamento della quota annuale potete contattare Olga Iglesias tramite la seguente email:
olga@federaciocatalanacineclubs.cat

4. Premio del pubblico 2025 – 9 Babel Film Festival

5. Partecipazione ispiratrice al Festival Nazionale del Film Educativo di Fès, Marocco

Cari colleghi cineclubisti,
a nome della Federazione Portoghese dei Cineclub, desideriamo condividere con entusiasmo un momento memorabile della 21ª edizione del Festival Nazionale del Film Educativo di Fès, recentemente tenutosi in Marocco.

Durante l’evento, il presidente della Federazione Internazionale dei Cineclub, João Paulo Macedo, ha tenuto un discorso profondamente ispiratore che ha sottolineato il ruolo del cinema come strumento di emancipazione intellettuale e culturale. Con un approccio che unisce cinema e pedagogia, Macedo ha difeso, con notevole eloquenza, l’uso consapevole dell’immagine come linguaggio formatore di coscienze.

La sua presentazione in inglese ha subito conquistato il pubblico – composto da studenti e formatori – superando le barriere linguistiche e mettendo in luce il potere universale del linguaggio cinematografico. Produttore, critico e promotore culturale, João Paulo Macedo rappresenta una visione umanista del cinema, dove estetica ed educazione si intrecciano in modo esemplare.

Nel suo intervento ha inoltre evidenziato il ruolo fondamentale dei cineclub nella formazione del pensiero critico, lodando iniziative marocchine come il progetto “CINE”, che porta il cinema nelle regioni isolate. In un dialogo con futuri insegnanti, ha sottolineato l’importanza di integrare il cinema nelle aule scolastiche, promuovendo una lettura estetica ed etica delle immagini.

In un mondo sempre più mediato dagli schermi, il suo messaggio ha risuonato con particolare forza: educare all’immagine è un atto di libertà e una costruzione del pensiero critico.

Il Festival di Fès si è rivelato così il palcoscenico ideale per questa riflessione essenziale, amplificata dalla presenza di una figura come João Paulo Macedo, che illumina il cammino tra cultura e educazione.

6. Giuria FICC al MelgacoDOC, 2025

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